principio di cassa e di competenza

Principio di cassa e di competenza: Come funzionano? Differenze ed esempi

Quando si è davanti ad una contabilità di un’azienda ci si chiede se la sua gestione debba avvenire secondo il principio di cassa o di competenza. Ci sono differenze notevoli tra i due, che possono comportare valori diversi nella rappresentazione della situazione economica e, di conseguenza, nel calcolo delle imposte. Ma facciamo chiarezza, anche con alcuni esempi pratici.

Principio di competenza

Il risultato economico, secondo il principio di competenza, è dato dalla differenza tra ricavi e costi del periodo. Dobbiamo tuttavia specificare quando i ricavi e i costi sono considerati “di competenza” dell’esercizio.

I ricavi di competenza

Un ricavo è considerato del periodo quando è avvenuta la vendita di un bene o di un servizio. Ciascuno di essi ha un momento ben definito in cui si può considerare “venduto”.

Un bene si considera venduto quando è avvenuto il passaggio di proprietà, che solitamente coincide con la consegna dello stesso al compratore. Nel caso degli immobili, ad esempio, la vendita si considera effettuata con la firma dell’atto. La vendita di una merce, invece, avviene quando viene ricevuta dal cliente a cui segue l’emissione della fattura dal parte del venditore. Non importa se poi il cliente non la paga. Il fornitore ha comunque avuto un ricavo.

Discorso a parte va fatto per i servizi. Per loro, ovviamente, non c’è una consegna fisica, ma si considera il periodo in cui il servizio è stato erogato. Esempio classico sono le utenze. I gestori infatti non fatturano quando ricevono il pagamento, ma considerano i loro ricavi sui periodi di servizio erogato. Quindi in riferimento ad un bimestre, il gestore consegue il ricavo nei due mesi in cui eroga il servizio al cliente. Anche se questi poi non paga la fattura (bolletta) il fornitore ha comunque conseguito un ricavo.

I costi di competenza

E invece i costi? Quando sono considerati di competenza? I costi sono di competenza dell’esercizio quando si verificano i relativi ricavi.

Quindi c’è una stretta correlazione tra i ricavi e i costi che sono stati sostenuti per conseguirli. Nella gestione della contabilità per competenza è fondamentale questa distinzione perché giustifica tutte le scritture di integrazione e di assestamento che si fanno a fine anno. Prendiamo in considerazione della merce che è rimasta in magazzino. Anche se ho pagato il fornitore per averle e sono nella mia disponibilità, sono costi non di competenza perché non le ho ancora vendute e quindi non ho conseguito il relativo ricavo. In questo caso dovrò fare una scrittura di storno e caricare il costo nell’esercizio in cui le ho vendute.

Il principio di competenza è alla base anche degli ammortamenti. Poniamo l’esempio di un imprenditore che compra un’autovettura e paga il prezzo interamente e in un unica soluzione. L’automobile, tuttavia, non esaurisce la sua utilità in un solo esercizio. Questa, infatti, contribuirà ad ottenere i ricavi per più esercizi. Proprio per il principio di competenza il costo dell’autovettura sarà spalmato (ammortizzato) negli anni di vita “utile” dell’autovettura, cioè per il periodo in cui sarà capace di produrre reddito.

Principio di cassa puro

L’altro principio per il calcolo dei ricavi e dei costi di un’impresa è quello di cassa. A differenza di quello per competenza, i ricavi e i costi vengono considerati nell’esercizio solo quando vendono incassati o pagati. Nelle aziende per cassa la gestione della prima nota, cioè l’annotazione di incassi e pagamenti, è fondamentale per capire qual è il reddito di fine anno.

E’ quindi fondamentale tenere conto della cosiddetta “manifestazione finanziaria” e non se, per quel costo sostenuto, ho conseguito il ricavo. Bisogna tenere sotto mano l’estratto conto della banca quando si redige una contabilità per cassa, anche se in alcuni casi si può usare la presunzione degli incassi e dei pagamenti.

Chi utilizza il principio di cassa e di competenza?

Per quanto riguarda il primo regime, cioè di competenza, viene adottato obbligatoriamente dalle imprese in contabilità ordinaria, cioè le società di capitali (s.p.a., s.r.l, cooperative), le ditte individuali e le società di persone (s.n.c. e s.a.s.) con ricavi superiori a 400 mila euro se svolgono servizi o 700 mila euro negli altri casi.

Al contrario gli artisti, i soggetti con contabilità semplificata e i professionisti (commercialisti, avvocati, medici, ecc.) sono obbligati ad utilizzare il regime per cassa, tant’è che devono tenere i registri incassi e pagamenti con l’annotazione delle date di incasso e di pagamento delle fatture. Eventualmente si può adottare la presunzione degli incassi e pagamenti, così da considerare tutte le fatture incassate e pagate al momento dell’emissione del documento, che semplifica di molto il lavoro di tenuta della contabilità, come fa iltuocontabile.it.

Iva di cassa

Quello di cui abbiamo parlato finora riguarda la parte contabile, quindi la gestione dei costi e dei ricavi.

A volte ci si confonde con la gestione dell’iva per cassa, che riguarda l’iva e non la contabilità. E’ un’opzione che permette di calcolare l’iva tenendo conto solo delle fatture pagate e incassate, o comunque entro un anno dall’effettuazione dell’operazione. Chi non sceglie questa opzione dovrà liquidare l’iva secondo le regole ordinarie.

Può quindi capitare la fattispecie di una ditta con contabilità con principio di competenza e iva per cassa, proprio perché sono due concetti diversi.

Conclusioni

Anche se vi trovate davanti ad una contabilità semplificata, ormai la gestione non è poi così semplice visto che spesso è necessaria la gestione degli incassi e pagamenti, aumentando sempre di più il carico di lavoro in studio.

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